ATTREZZI DEL MESTIERE

Ogni volta che vedo un attrezzo da cucina, un forno, un tong, un coltello che non ho, un wok, una mannaia o un servizio di piatti sono come posseduto. Una volta che mi piace ricordare è una domenica di settembre, in una Milano ancora soffocante, una domenica di un week end strapieno di eventi, uno più bello dell’altro, alla fine di una di quelle settimane in cui succedono tante cose. Una di quelle domeniche in cui, in realtà, hai solo voglia di rilassarti a casa, guardando la partita a scrocco sul computer. E così è andata. Avevo un invito per SWEETY OF MILANO, di cui mi hanno riferito grandi cose. E poi c’era anche l’EAST MARKET MILANO in via Ventura, di cui ricorre domani il 1° compleanno. Dopo l’intervento al convegno durante Expo, a parlare di packaging e lotta allo spreco alimentare e una serie di trattative per lavori, tutti in opzione e nessuno confermato, il crollo dell’adrenalina era annunciato. Inutile dire che ho guardato la partita, sbragato.

Poi alla sera ho ricevuto un pacchettino in regalo (tanto per ricordarmi della mia assenza). C’erano dentro 6 piatti da frutta bianchi, bordati di oro zecchino, assolutamente perfetti, essenziali, eleganti, arrivati direttamente dallo stand più bello di uno degli eventi che ho snobbato (solo per stanchezza). Sei piccoli pezzi vintage da collezione. Vado fuori per le vecchie stoviglie, i piatti antichi, le zuppiere della nonna, i piatti da portata enormi. Mi piacciono per una cena a casa, ma quando posso, per eventi piccoli e raffinati, li uso anche per lavoro

Quindi OOOOOH.

AUTUNNO GIAPPONESE IN SALSA TERIAKI


Sono innamorato delle cucina orientale, della cultura orientale e dell’Oriente in generale. Del Giappone in particolare. La mia cucina si può definire mediterrasian. Non manca mai nei miei piatti qualche spezia o qualche ingrediente, una salsa o un condimento ispirato alla cucina del Far East. Giappone, Thailandia, Corea, Indonesia e i curry indiani sono le mie fonti di ispirazione.
Questa ricetta, di mia invenzione, è totalmente mediterrasian ed è un mix&match tra Italia e Giappone in SALSA TERIAKI, che ho cucinato una sera per una cena a casa degli amici Hayato e Fabiana.

Piccole mele selvatiche, micro melenzane giapponesi, di colore verde screziato, dal gusto amarognolo, funghi (ad esempio finferli) e cornetti. La caratteristica è proprio l’uso di ingredienti molto piccoli. Le mele e le melanzane tagliate in quarti vengono disposte su una placca e informate fino a farle appassire. Dovranno risultare dorate esternamente, ma morbide all’interno. Non dovranno seccare. Il dolce delle mele andrà a contrastare il gusto leggermente amaro di questa variante di melenzane. I fagiolini invece andranno appena sbollentati in acqua salata e poi saltati nel wok con i finferli. Aggiustare di sale e insaporire con pepe al mulino. Lasciare appena intiepidire tutti gli ingredienti, mescolarli e disporli su un tagliere o un piatto di portata, in modo coreografico. Condire con salsa teriaki. La salsa è facilmente reperibile nei negozi etnici, che trattano cibo giapponese.

Per chi volesse cimentarsi, servono circa 125 ml di salsa di soia, 2 cucchiai di MIRIN, un cucchiaio di zucchero e uno di olio.

TENUTA 02. CENSIMENTO DEL TERRENO IN ALTO SALENTO

Ogni volta che vado in Salento, torno a casa con qualcosa. In qualche modo mi sento più ricco. Acquisisco conoscenza ed esperienza. Conoscere meglio il mio terreno, le tecniche di coltivazione, le piante, la terra, il cambiamento del tempo e le conseguenza sulla natura, mi arricchisce profondamente.

Durante l’ultimo viaggio è passato da me un vecchio contadino del luogo che, da profondo conoscitore di quella terra, mi ha aiutato a fare un censimento preciso dei miei due ettari.

Ne sono risultati 132 ulivi in totale, di cui 86 secolari, 3 melocotogni, 1 melograno, 2 noci, svariati mandorli che potrebbero produrre fino a 3 quintali di frutti l’anno, 1 pero, 1 albicocco, 1 prugno, 2 nespoli, 3 capperi enormi, 1 limone, 1 mandarino e 1 arancio. E poi tra fichi e fioroni altre 31 piante, di cui un fico immenso e molto produttivo. Questa la situazione a oggi.

Nei miei progetti – o sogni, ancora non so dire – c’è l’idea di aumentare l’agrumeto di qualche unità, magari scambiare i due nespoli con altri alberi da frutto. Vorrei anche rifare l’orto la prossima estate. Tutto dipende da come evolverà il lavoro, ma se avessi occasione di fermarmi in Salento per un periodo lungo, vorrei produrre la mia verdura e venderla anche. Per ora ho piantato una varietà di carciofi e gli asparagi.

E poi… poi c’è la vigna che è il mio prossimo obiettivo, a medio termine. Con l’amico Wasa, agronomo enologo, avrei già individuato il punto in cui si potrebbe impiantare. Immagino una cosa piccola di circa 2.000 piante. E’ un progetto ambizioso, perché per almeno 3 anni non sarà produttiva, ma il terreno è buono e potrebbe anche uscirne un buon vino.

Prossimo step, a inizio dicembre, raccolta delle olive e produzione dell’olio nuovo.

TENUTA 02

LAMIA

OLIO 02

QUANTUM LEAP. THE DAY AFTER

Racconterò un’altra volta il backstage dell’evento.

Oggi mi godo la quiete dopo la tempesta e il relax, i picchi di gioia e i flashback, il mal di schiena e gli aneddoti. Quei dettagli che riaffiorano e mi fanno sorridere. Ho passato 48 ore al Castello di Carimate, per lo più in cucina. Ho parlato 20 minuti davanti alla platea di 90 congressisti che, alla sera, avrebbero provato l’ultima fase dell’esperienza quantica con i piatti del mio menù. Che sono fortunato. Ecco cosa penso. Che ho potuto realizzare davvero il mio menù, senza condizionamenti e senza correzioni, senza richieste e senza imposizioni. Che ho avuto la piena cooperazione di chi ha lavorato con me, dalla mia collaboratrice Ilaria Alessi, a tutta la brigata della cucina e non ultimo del mio committente Vincenzo Todisco, anima di QSL Italia. Che dire di lui? La fiducia totale che mi ha accordato mi ha caricato come un sveglia.
Ho potuto realizzare un menù ricco di sperimentazione e tecniche diverse, che è stato valorizzato dalla collaborazione di fornitori, consulenti. Così è come è andata secondo me.

QUANTUM … DINNER. TRADURRE UN CONCETTO SCIENTIFICO IN UNA CENA.

Gli eventi aziendali sono sempre – o almeno molto spesso – concettuali. Raramente si tratta di preparare semplicemente un pranzo o una cena a corollario di un evento. Non stupisce.

I trend degli eventi delle aziende più dinamiche, che siano B2C o B2B, cercano sempre di trasmettere un messaggio anche attraverso il cibo. Non c’è dubbio che il cibo sia un fatto culturale, specialmente per noi Italiani e questi anni sono, decisamente, gli anni del food. Il connubio di questi due fattori si traduce nella richiesta, sempre più marcata, di fare del cibo un veicolo di contenuti.

A noi cuochi, nel proporre un menù, viene richiesto di raccontare una storia. Una storia che appassioni chi la vivrà, gustando le nostre creazioni. Questa storia non deve solo parlare alle papille gustative, ma anche e soprattutto all’immaginario dei commensali. Deve raccontare tutto del brand, deve trasmetterne idee e valori ed etica.

L’evento QUANTUM LEAP per QSL Italia è quanto di più concettuale mi sia capitato finora di realizzare. Rendere il concetto del salto quantico in un menù esperienziale è stato frutto di un lungo lavoro di ricerca e di improvvise intuizioni. In questo lavoro è stata determinante la sinergia con il mio committente, ideatore dei contenuti del convegno. Il percorso è stato lungo, partito da un brief, passato per un pranzo improvvisato, preparato in una domenica di pioggia, al mio cliente. E’ stato un pranzo il cui menù è nato in modo naturale, qualcosa che fosse nelle mie corde. Un pranzo che ha chiuso il cerchio.

Ed eccoci quasi alla vigilia a provare il menù, ad affinare i piatti a studiarne il design e l’immagine. Dovrà parlare agli occhi e far fare il salto quantico al palato.

Solo un esempio la boulette di fois gras in gelatina di mandarino, su pane al carbone. Sembra un mandarino, ma non lo è. Si trasforma in un’esperienza a 360°.
Guarda il video invito e preparati all’esperienza.

UNA BARBA IN CUCINA VA A HOST.

image

image

image

Sono stato a HOST, la fiera internazionale dell’hospitality, che si tiene a Milano. Mi piace andare alla fiere specialistiche. Ci vado con gli occhi di un bambino. Per quanto faticose siano, sembrano un parco giochi, ci trovi di tutto, mille idee ti vengono girando da uno stand all’altro, parlando con gli espositori, trovando dei potenziali fornitori. Sono giorni intensi, ma quel che mi porto a casa è sempre molto, almeno per me è così. Non ne faccio tanto una questione di novità che posso trovare, quanto di come queste esperienze mi mettano in moto la creatività e le idee.

Questa è la prima volta in cui visito una fiera anche con la veste del blogger e non solo come utente professionale o lavorando per qualche cliente. E’ nato tutto da un incontro casuale, da un invito a visitare uno stand. Ho deciso di provare ad accreditarmi come blogger, visto che ho festeggiato ormai un anno di storie del mio lavoro con il mio blog Fabrizio Sansoni – una barba in cucina. Ho mandato la richiesta all’ufficio stampa di HOST, pur sapendo che i dati del mio blog non sono da influencer, però c’è dentro la mia vita e le mie esperienze. Sembra che abbia funzionato. Dopo poche ore avevo l’accredito nella casella mail. Fa quasi sorridere, ma un po’ mi ha emozionato.

Giornata davvero intensa. La fiera ospita oltre 2.000 espositori, da 45 paesi e occupa ben 14 padiglioni. Inutile dire che ne ho visitata si e no il 10% in una giornata davvero senza soste, eccetto per l’irrinunciabile sigaretta. Gli impegni di lavoro già fissati non mi hanno lasciato molto tempo, per dedicarmi a una visita di diversi giorni, come avrebbe meritato. Però ho potuto contattare diversi potenziali fornitori, per un evento in agenda a fine della prossima settimana. Esperienza molto positiva.

PARTY TIME. PRIVATE CHEF PER UNA SERATA SPECIALE

Lavorare per gli amici ha pro e contro. Tra i pro c’è che ci metti il cuore al 100%, oltre alla professionalità e poi ti senti a casa, un po’ come nelle mie serate allo Zinc, in cui mi sono sempre divertito come un pazzo. A questo giro di contro zero. Grazie Simonetta, sei la cliente perfetta.

Questa è la storia della festa di un’amica. Un anniversario importante, festeggiato a casa, con gli amici della vita, in un’atmosfera calda e informale Un bel mix. Mi è stato chiesto di inventarmi un menù per trasformare una serata tra amici in una cena gourmet, che non perdesse però l’atmosfera di intimità e di rilassatezza che era uno dei principali desiderata della mia committente.

Ecco l’esperienza che ho proposto:

Spritz dello chef
Cannoli della Magna Grecia: tartare di tonno e Tzatziki

Fagottini orientali e samosa assortiti

Chips di verdure disidratate

Pane farcito assortito e grissini artigianali
Primi
Fiore di lasagnetta ai carciofi
Gnocchi di zucca burro fuso e amaretti
Secondi
Tonno scottato con sesamo nero e uova di tobiko
Boulette di tartare di Fassona con senape all’arancio
Dolce
Millefoglie monodose con crema pasticcera e frutta fresca (che è il dolce preferito della padrona di casa).
Un grazie speciale al sommelier Michi Mamoli e a La CiecaPink per la consulenza e la fornitura del vino.

A PROPOSITO DI MENTALISTI E QUANTUM LEAP

Se vi chiedete che c’entra con il quantum leap un cuoco in fissa con l’olio evo e il Salento, con il ramen e la ricciola, con i cani e i viaggi, non so proprio che dirvi. In realtà il trait d’union sono le lunghe chiacchierate di fine estate con Vincenzo Todisco, la passione comune per il cibo autentico e un certo stupore, che a volte si suscita nelle persone. Ed ecco che si arriva al salto quantico (il quantum leap, appunto) e si viene proiettati in un castello medievale, a ordire un menù segreto per un evento importante, nella qualità dei palati e nei numeri.

Curerò la cucina per l’evento QSL Italia,  che si terrà il prossimo 6 novembre al Castello di Carimate.

Per il menù mi farò ispirare dal video dell’evento

Sto pensando a piatti leggeri per il business lunch, che sarà a buffet, per velocizzare le operazioni e favorire la conoscenza tra i partecipanti al convegno.

Per la cena invece ho in mente un menù della tradizione italiana e francese, con fois gras, ravioli, petto d’anatra laccato. Il cibo sarà rivisitato e trasportato nel futuro, utilizzando contemporanee tecniche di cottura e curando l’estetica dei piatti.

NEXT STOP: CUCINA DELLA GELATERIA DELLA MUSICA BISTROT

Collaborazione elettrizzante quella che mi aspetta da stasera a martedì compreso (chiuso lunedì) nel nuovo bistrot della celebre Gelateria della musica. Aperto da poco, al 28 di via Lomazzo, il bistrot dell’ex musicista jazz Fabio Brigliadoro, è un’idea contemporanea e intrigante. Spazio polifunzionale, dove si beve bene con il bartender Kevin, si può cenare con un menù snello ma gourmet, in cui ogni pietanza è associata al gelato. E poi si ascolta musica al top! Ieri sera la leggenda blues Ronnie Jones. Il tutto coordinato dall’amico Enrico Orlandelli in sala. E stasera si va in scena. In cucina ci sono io.

GARLIC BREAD. RICORDI DI VITA AMERICANA

Jpeg
Garlic Bread

Credo di averne preparato a tonnellate quando lavoravo a San Francisco.

Tipico dei paesi anglosassoni, è una preparazione di estrema semplicità. Calorie q.b. ovviamente.

Ingredienti:

Pane, tipo baguette

Burro (preferibilmente leggermente salato)

Aglio in polvere e fresco

Paprika dolce

Sale

Si può utilizzare una baguette, che va tagliata a metà per il lungo, avendo cura di realizzare due fette dello stesso spessore, in modo da avere una cottura omogenea.

Sciogliere il burro (circa 80gr per 2 baguette) e unirvi una dose generosa di aglio in polvere e 2/3 spicchi di aglio fresco tritato finemente. Mescolare bene il composto e, con un pennello, cospargere generosamente ciascuna fetta di pane, dal lato della mollica. Una volta terminato, adagiare il pane in una teglia da forno e infornare in forno già caldo per circa 10/15 minuti. Deve risultare dorato in superficie e croccante, ma non bruciato. Cospargerlo di paprika dolce e pepe, se gradito, prima di servire.