TEAM BUILDING DALLA SALA OPERATORIA ALLA CUCINA

Cucinando si fa squadra. Talvolta si riconoscono affinità elettive insospettate e, altre volte, si scopre perfino di avere una vocazione da leader, rimasta nell’ombra. Lo ha capito il dottor Hayato Kurihara, che ha deciso di regalare alla sua equipe un pomeriggio in cucina con me. L’idea nasce da tante conversazioni, in cui abbiamo sempre notato come esista una somiglianza operativa tra cucine professionali e sala operatoria. Sembra, forse, l’estremizzazione di un’idea un tantino splatter, ma a pensarci, in termini pratici, la forma mentis non è poi così distante. Cosa serve, in cucina, per portare a termine un servizio impeccabile? Chiarezza nei ruoli, che ogni operatore assolva al proprio compito, nei tempi e nei modi previsti, attenzione alta, comunicazione precisa e tempestiva e, quindi, gioco di squadra collaudato, il tutto con una figura leader, riconosciuta, che coordini le attività, nel caos inenarrabile dell’ora di punta, con lo stress che ti pungola.

Tutte queste categorie si applicano, tal quali, anche in chirurgia.

Con il gruppo abbiamo cucinato, poi abbiamo parlato di cibo, di spesa, dei coltelli e di come usarli, di ricette, di spesa e materie prime e anche di come evitare lo spreco. E poi abbiamo anche cenato insieme.

La risposta dei 4 chirurghi di Humanitas Research Hospital è stata incredibile, per capacità di mettersi in gioco e di aiutarsi, quando è stato necessario. La “notte prima degli esami” era stata di tensione per questa prova, mi hanno confessato. E poi, al dunque, si sono rivelati un gran team. Sarà un po’ merito del capo?

Annunci

RETROSCENA DI UNA VITA DA CHEF

Le cose che non si dicono.

Nell’ultima trasferta di lavoro a Parigi, per ragioni logistiche, ho fatto la spesa in loco, la domenica mattina, per iniziare a lavorare il lunedì. Arrivo nella capitale francese già carico di trolley e zainetto per una settimana di lavoro, con ulteriore trolley zeppo di materiale tecnico. Al mio arrivo, mi fermo a fare la spesa, riempiendo 4 sacchi enormi e un altro trolley di ingredienti vari, birra e acqua da portare in stand il giorno dopo. Avevo trascurato il banale dettaglio che avrei alloggiato in un elegante e modaiolo hotel nel Marais. Arrivare carico come uno sherpa e armato di sacchetti del Carrefour ed essere squadrato da un giovane concierge col sopracciglio alzato, proprio non ha prezzo. Avrà pensato, con ribrezzo, al solito barba che si porta il cibo in camera. Non contento, la mattina dopo esco con trolley e sacchi e mi dirigo verso l’uscita, dove vengo apostrofato dal converge con “check out monsier”? Tanto per completare la figura da straccione.

La trasferta in fiera in uno stipatissimo vagone della RER B, che arranca attraverso le banlieu è un altro momento indimenticabile: 40 minuti vissuti pericolosamente.

Ma anche a Milano non sono da meno. Negli ultimi lavori di dicembre ho aperto trolley da cui ho estratto, come un vero illusionista, alzatine in cristallo, miracolosamente illese, pungitopo e stelle di Natale intere, tovaglie e servizi di piatti, ma poi ci sono anche quei rari momenti in cui ti senti un re, caricando in taxi 12 panettoni e 4 kg di biscotti.

A NATALE SI CENA DAL DOC.

Le serie che raccontano di medici e ospedali non so perchè, ma riscuotono sempre grande fortuna e seguito di pubblico. Sarà forse una formula scaramantica per ipocondriaci non dichiarati? In ogni caso, io ho la mia personalissima serie “d’urgenza” e, per il secondo anno, cucino per il fantastico team medico del dottor kurihara, di Humanitas. Si festeggia il Natale in arrivo, in casa del capo.

Il gruppo è affiatato, giovane, rumoroso e molto affettuoso nei miei confronti. Cosa voglio di più da un gruppo di persone che si offre di farmi da assistenti o di aiutarmi con la spesa?

Meritano il massimo, quindi ho realizzato una cena da grande spolvero! Insalata con frutta secca e camembert per aprire, ravioli di brasato con funghi, filetto alla Wellington e, per chiudere, panettone classico di pasticceria, del pastry chef Paolo Pompetti.

Un plus l’hanno dato i vini, selezionati su consiglio del mio sommelier e fornitore di fiducia Alessandro Filini.

60 CIN CIN DI NATALE IN COMIECO

Si organizzano ancora le feste di Natale negli uffici, si beve, si brinda e si festeggia in allegria. È confortante che certe tradizioni siano ancora sentite, anche da noi. Nei paesi anglosassoni, come nel nord Europa, i Christmas party sono “sacri”. Ai festeggiamenti aziendali non si rinuncia.per niente al mondo.

Dopo un paio di anni in cui, a dicembre, mi sono occupato di altro, quest’anno, a Milano, sembrano proprio tornate di moda le feste. Ho appena organizzato un aperitivo natalizio da Comieco, con 60 persone, finito a panettone e Moscato, all’insegna della tradizione.

E tradizione è stato anche il fil rouge di tutto il menù, composto da panettoni gastronomici, mini quiche assortite, muffin salati, con lardo di Colonnata, miele e noci, croissant farciti con salumi e uno dei miei pezzi forti: i cannoli siciliani in versione salata e natalizia – con salmone e creme fraiche – un classico del nord.

Ovviamente il tutto annaffiato dal fine perlage del metodo classico.

L’atmosfera di festa e auguri si è rivelata contagiosa, quindi ..Merry Xmas!

SOTTOVUOTO SHOW A PARIGI

Inizio più o meno col botto, per la fiera All4pack. All’apertura lo stand era completamente senza quadro elettrico. Una certa agitazione aleggiava nell’aria e, in rapida successione, ho scandagliato idee alternative all’uso della corrente elettrica. Non era previsto che cucinassi, ma che utilizzassi alcune appliance invece si. Per fortuna, nel giro di un’ora era tutto sistemato e abbiamo potuto allestire e iniziare con le marinature e i condimenti. Prepareremo diversi appetizers, utilizzando il cibo anche come contenitore di altro cibo. Il sottovuoto è una delle tecniche mediate dal packaging alla cucina, che sarà il filo conduttore di tutte le ricette che realizzeremo, nei 4 giorni di fiera, cercando di spaziare il più possibile tra diverse preparazioni e utilizzando gli ingredienti più disparati.

PARIGI. ALL4PACK EDIZIONE #3

Eccomi pronto per la mia terza esperienza sotto la Tour Eiffel. Porterò alla fiera All4pack l’evoluzione del progetto per l’istituto Italiano Imballaggio che riguarda il trasferimento tecnologico dal packaging al food. In pratica utilizzeremo materiali e tecnologie di confezionamento industriale per realizzare delle ricette. Ricreeremo, in piccolo, alcune tecniche mediate dalla cucina dell’alta ristorazione, utilizzando in particolare il sotto vuoto per le marinature.

A Parigi però dobbiamo anche un po’ stupire e dare filo da torcere agli Chef francesi. Quindi abbiamo pensato di realizzare degli assaggi con una tecnica mutuata dalla cucina orientale. E il cibo diventa un packaging edibile. Ci trovate in Hall 7 G109.

LUNCH DA COMIECO. (A VOLTE RITORNANO).

E’ abbastanza una costante della mia attività fare degli eventi one shot. Purtroppo aggiungerei, visto che per quanto il lavoro vada bene, di fatto non è ripetibile, per mancanza di condizioni. Un team building o una demo di appliance, spesso sono un evento unico.

Poi capita anche che ci siano clienti, che si inventano delle nuove occasioni, per coinvolgerti. Si alza l’asticella delle aspettative – e questa è un’inevitabile conseguenza – ma la soddisfazione rasenta anche la felicità. Al di là del lato venale, significa molto sotto il profilo umano. E questo è impagabile.

Comieco è uno di questi clienti. Mi hanno commissionato un business lunch in ufficio, per la riunione del Consiglio d’amministrazione. 25 persone, pranzo in piedi, ma con la richiesta di piatti caldi. Facile per uno chef, no? No. La cucina è inesistente, ma possono mettere a disposizione un fornetto a microonde, al piano di sopra. In queste occasioni padroneggiare le tecnologie ti salva la vita (professionale) e ti permette di offrire al cliente qualcosa in più di quello che ti ha richiesto nel briefing. E quindi, io e la mia assistente Ilaria, abbiamo preparato un menù a base di fiori di lasagnetta croccante, con ricotta e fonduta di taleggio, impiattata e guarnita davanti ai commensali. Come secondo abbiamo proposto pavè di pollo alla curcuma e limone, cotto a bassa temperatura e, per finire, agrumi di stagione, ricchi di vitamine e rinfrescanti e golosa cheese cake. Dato che siamo nel regno della carta abbiamo servito in piatti di polpa di cellulosa biodegradabile e compostabile, con posate di bamboo. Ciò che rende diverso questo lunch è l’esperienza di assistere, in diretta, al completamento e alla presentazione del piatto, just in time. Quando si dice customizzare il prodotto…