BARBRUTO COMPIE DUE ANNI E PUNTA AL SALTO DI QUALITÀ

Il mio incontro con Barbruto inizia pochi mesi dopo l’apertura. Lo vedo, entro per un panino e mi si apre un mondo. I ragazzi che lo gestiscono sono affabili e hanno avuto un’idea imprenditoriale vincente: birre e panini gourmet, in un ambiente vintage con tavoli di formica colorata. Se poi le birre sono artigianali e di qualità e i panini tanti e golosi, è facile che il posto diventi un riferimento per la zona, frequentato da una varia umanità fatta di studenti, da attori e registi che gravitano nella vicina scuola di teatro, ma anche avventori e gestori dei locali di zona.

Ma che c’entro io? (A parte che sono un formidabile consumatore di birrette con gli amici….) c’entro perchè parlando con i titolari, è venuto fuori un bel progetto di collaborazione, che partirà a metà febbraio e durerà circa un mese. Ci siamo dati obiettivi importanti e sarò al fianco di Cosimo, Marcello e Debora per consolidare i risultati raggiunti e guardare ai prossimi due anni, in ottica di crescita.

TRA DUE FETTE DI PANE

Amo i posti piccoli, che siano bistrot o cocktail bar, la parola d’ordine è di piccole dimensioni, con un servizio quasi tailor made sul cliente. Questa è la tendenza di oggi a Milano, dove ai posti massivi si sostituiscono piccole realtà, arredate semplicemente ma con gusto. Piccoli tavolini e banchi a parete diventano i luoghi di consumo, tra legni crudi, colori neutri e materiali grezzi come scaffalatura in ferro e legno.

Sono stato, durante le vacanze di Natale, all’OFFICINA DEL PANINO, un nuovo posticino di panini, che mi è molto piaciuto. Ha un menù di una decina di panini con diversi tipi di salumi, con abbinamenti classici e innovativi al tempo stesso, in cui mi riconosco. La tradizionale caprese è fatta con pesto di pomodoro e le salse hanno ricette personalizzate interessanti. Vincente la scelta del pane, filoncini morbidi, appena scaldati, di pane bianco, integrale o nero. Dettaglio educato, che ho apprezzato molto, è un piccolo pinzimonio fresco servito con ogni panino.

AFRICAN MOOD A MILANO

La settimana milanese è stata piena di belle cose, le serate con gli amici, le conferme di lavoro e – sorpresona che mi ha riempito di orgoglio – il mio faccione appeso in sala riunioni da On Air! Tra queste metto anche la scoperta del Balafon, piccolo bistrot africano, dove mi ha portato l’amico Hayato. 

Il Balafon è dominato da colori, quadri e sculture africane, con tavoli vestiti di nero, a ribadire il concetto. In sala la mamma, in abito lungo e tessuto tipicamente africano, ma italiana da 30 anni e, in cucina, il figlio, giovane con un enorme sorriso. È questa a ricetta del bistrot, in zona città studi/lambrate, che offre una formula semplice, per fare un salto temporale nel cuore dell’Africa sub sahariana. Il piatto è unico, con carne di manzo, pollo o pesce persico, a scelta. Si aggiunge riso o cous cous e poi si sceglie una salsa a base verdura, che connota i diversi paesi: il Mafe maliano o il piccante zighini eritreo, ma poi c’è anche un curry mild, con latte di cocco e altre opzioni di diversi paesi. Si innaffia il tutto con birra alla banana, al cocco o alla palma, ma esistono anche birre non aromatizzate. Intrigante è il succo di zenzero fresco. I piatti sono ben eseguiti, con materie prime fresce, tanta verdura e un bel bouquet di spezie. Si aggiinge, a chiudere, una bella atmosfera creata dalla simpatia dei prorietari. Presto tornare. Dopo J’s Hiro, il Dawali e la Collina d’oro, eccolo 4* posto, nella top 5 dei miei ristoranti etnici del cuore (che sta molto vicino allo stomaco). 

SEEDS&CHIPS. TUTTO SUL FOOD INNOVATION

Che settimana ragazzi! Ogni tanto le cose vanno per il verso giusto e tutto, magicamente, si incastra e il planner ha delle perfette pagine fitte di impegni, ma zero cancellature. Tra i vari appuntamenti e PPM sono riuscito a fare una visita al food innovation summit Seeds&chips, che peraltro era tra i miei programmi. Milano sotto il profilo dell’innovazione non delude mai e quelli di Seeds&Chips sono gli artefici della presenza di Obama, per dire. Di Seeds&Chips mi è piaciuto il concept, con un layout semplice, ma accattivante. Mi sono ritrovato a casa. Non so come spiegare, ma molte delle idee, su cui sto ragionando, mi sembrano ora possibili e realizzabili. Ho trovato diverse start up interessanti e idee da cui farmi ispirare. Mi sono concentrato sulla parte espositiva che era in gran parte dedicata agli orti, che al momento sono il tema di mio interesse primario. Tra tecnologie e software, l’offerta di tool, che mi possono essere utili a sviluppare il mio progetto agronomico, è risultata utile, oltre le aspettative. Dopo il bagno di innovazione che mi ha galvanizzato, ora non resta che studiare il materiale che ho raccolto. 

MAM 9 TO 01

Periodo di riflessione post delusione professionale (come si sbaglia, quando si vuol credere nel miracolo). Comunque il cambio repentino di programmi, che ti sparechia i 12 mesi a venire, ha il suo lato positivo. Ti costringe a fermarti a riflettere su cosa vuoi fare da grande. E alla fine puoi riflettere anche girando tra cocktail bar, bistrot e locali di moda, dei più vari. Ecco quando sei impegnato nel flusso del lavoro, di tempo non ne hai per osservare le tendenze in atto. Puoi solo fiutarle, intuirle presagirle, ma viverle no. Quindi mi godo (si fa per dire) quello che offre la città. Sabato pomeriggio vado al MAM (Milano Amore Mio) così per un caffè. Il nome comincia a circolare a Milano e se ne legge spesso sui blog. Posto piccolo, come infatti si usa oggi, arredo vintage-creativo, tavoli, sedie, lampade spaiati e di recupero, colori neutri, cucina a vista su strada e – la vera chicca – tazze e teiere di porcellana antiche. Bella l’offerta di tè in barattolo, con miscele pregiate come tè nero e bianco e frutta, vaniglia, agrumi. Il tutto servito al tavolo con un grande vassoio. Il MAM apre al mattino per colazione e chiude a tarda sera. Questa è proprio la tendenza del momento: offerta dalla colazione al dopo cena, sempre aperto, atmosfera tranquilla. Per ora provato solo il tea time. 

RAVIOLERIA SARPI. UMAMI!

 

 

 

 

 

 

 

Dopo un saluto agli amici della Gelateria della musica, me ne vado a spasso per Chinatown, nella mia Milano, alla ricerca di suggestioni e sapori originali dall’oriente. Al solito mi viene fame e così mi trovo a fare una coda di un quarto d’ora davanti alla Ravioleria Sarpi. Una luce su strada, il locale sarà 3metri x 2. Nel menù figurano ravioli di manzo e porri, ravioli di maiale e verza, una crêpe di grano saraceno con uovo, salsa teriaki e cipollotto, la tempura di zucca e gambero. Tutto qui. Essenziale. Si mangia per strada, è il vero street food. In alternativa, i ravioli si possono acquistare anche crudi. Ho provato le due varianti di ravioli. 4 per porzione, bolliti e conditi appena con una salsa di soia leggera, se gradita.
Variante al manzo la mia preferita. La consistenza della pasta contrasta con la morbidezza del ripieno. C’è una parola giapponese che descrive perfettamente la sensazione:UMAMI

UNA BARBA IN CUCINA VA A HOST.

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Sono stato a HOST, la fiera internazionale dell’hospitality, che si tiene a Milano. Mi piace andare alla fiere specialistiche. Ci vado con gli occhi di un bambino. Per quanto faticose siano, sembrano un parco giochi, ci trovi di tutto, mille idee ti vengono girando da uno stand all’altro, parlando con gli espositori, trovando dei potenziali fornitori. Sono giorni intensi, ma quel che mi porto a casa è sempre molto, almeno per me è così. Non ne faccio tanto una questione di novità che posso trovare, quanto di come queste esperienze mi mettano in moto la creatività e le idee.

Questa è la prima volta in cui visito una fiera anche con la veste del blogger e non solo come utente professionale o lavorando per qualche cliente. E’ nato tutto da un incontro casuale, da un invito a visitare uno stand. Ho deciso di provare ad accreditarmi come blogger, visto che ho festeggiato ormai un anno di storie del mio lavoro con il mio blog Fabrizio Sansoni – una barba in cucina. Ho mandato la richiesta all’ufficio stampa di HOST, pur sapendo che i dati del mio blog non sono da influencer, però c’è dentro la mia vita e le mie esperienze. Sembra che abbia funzionato. Dopo poche ore avevo l’accredito nella casella mail. Fa quasi sorridere, ma un po’ mi ha emozionato.

Giornata davvero intensa. La fiera ospita oltre 2.000 espositori, da 45 paesi e occupa ben 14 padiglioni. Inutile dire che ne ho visitata si e no il 10% in una giornata davvero senza soste, eccetto per l’irrinunciabile sigaretta. Gli impegni di lavoro già fissati non mi hanno lasciato molto tempo, per dedicarmi a una visita di diversi giorni, come avrebbe meritato. Però ho potuto contattare diversi potenziali fornitori, per un evento in agenda a fine della prossima settimana. Esperienza molto positiva.

AL CORTILE. ESPERIENZA TEMPORARY A MILANO

Ben nascosto in un intrico di cortili della vecchia Milano, l’omonimo temporary restaurant della scuola di cucina Food Genius Academy, è un esperimento di successo. Il giusto mix tra atmosfera, cucina di buona qualità e un bar tender super figo: il Tucci, dell’indimenticabile Atomic bar. Purtroppo la sera in cui sono andato io, lui era a Hong Kong. La serata sarebbe decollata con i suoi cocktail. Invece in sua assenza ho ripiegato su una birretta, purtroppo non della mia marca preferita.

Inutile dire che ho assaggiato l’intero menù di tapas. Ho apprezzato in modo particolare la pappa col pomodoro: consistenza interessante e trionfo di pomodoro e il tataki di salmone. Perfetta la cottura degli arrosticini e molto carina l’idea dell’insalata nel packaging, a cui io presto particolare attenzione. Ho in atto una collaborazione editoriale con il sito di divulgazione tecnica WeArePackagingFans, su cui pubblico alcune mie ricette.

MERCATO METROPOLITANO. LE BELLE COSE A MILANO

Le belle cose a Milano ci sono. Le idee si realizzano. Sarà sicuramente il volano di Expo2015, a cui anche io ho lavorato, collaborando alla realizzazione del film del padiglione dell’Azerbaijan – intanto il food quest’anno ha dato il meglio di sé, con una serie di aperture di nuovi locali, alcuni purtroppo temporary. Tra questi il Mercato Metropolitano mi ha regalato un’esperienza nel mio karma. Street food, musica e una valanga di gente. Insieme al buon cibo, non può mancare il buon bere, quindi non mi sono fatto mancare una sosta al Rita&son, dove decisamente si beve bene. Non a caso è il secondo locale del notissimo Rita di vai Fumagalli.

MARE …VOGLIA DI MARE….

Metti una sera al Pravda, con un sour superlativo e una irrefrenabile voglia di crudo, che ti prende all’improvviso. La mente corre, no anzi lo stomaco corre a un grande classico milanese: Acqua e Sale. Che poi in realtà serve piatti e specialità pugliesi. (Strano che la mia scelta sia ricaduta proprio su questa osteria con cucina salentina).

Il locale non è stato rinnovato in tempi recenti, ma oltre all’aspetto, della tradizione conserva immutata anche la qualità. Il titolare proviene da una famiglia di commercianti di pesce, quindi la sua conoscenza della materia prima è eccellente e si percepisce già solo alla vista del pesce che servono. Li avevo incontrati all’Ulmett

Plateau gigante di coquillage con ricci, ostriche, scampi, gamberi, fasolari, cannolicchi, vongole e noci. Un tripudio di mare in bocca.

Era tutto così fresco, che quasi avevi l’impressione che i molluschi si muovessero ancora in bocca. Cosa rara, inoltre, che mi ha colpito favorevolmente, è che le ostriche non erano state troppo lavate in acqua dolce, come spesso accade. Un appunto però lo faccio. I gamberi sarebbero stati da eviscerare.

Ho proseguito con carpaccio di tonno, servito su un piatto di ardesia. TOP! Freschissimo, senza tendini o grasso, assolutamente non secco. Basta avvicinare il coltello e tagliarlo, per capirne la freschezza. Rimane compatto, non si sfrangia.

Vermentino gelato per diluire e crema catalana per chiudere in dolcezza.

Il congedo avviene con uva Regina e un bicchierino di passito, offerti dalla casa. Ecco un’altra bella tradizione, che si sta perdendo nei nuovi ristoranti e bistrot, ma che ti vizia e ti lascia un ricordo piacevole del locale.