ESSERE ANTHONY BOURDAIN

Anthony Bourdain. Anthony Bourdain, un nome che sa di alta cucina e di New York, di street food, di viaggi e di racconti, di quelli che ti tirano dentro, di assaggi e di oriente, di sigarette, di buon vino e di mercati.

Avevo anche fatto un colloquio al suo ristorante, ai tempi in cui aveva iniziato a girare “No reservstions“. La cosa, per me, ancora incredibile, è stata ricevere la chiamata della sua agente, nel 2010, quando venne in Italia a girare le puntate di Roma e Napoli, in cui fui ingaggiato per fargli da tour manager. Che giornate epiche!

Se c’è uno chef che mi ha affascinato, come persona, è Bourdain, lo considero ancora oggi il mio modello, con quel suo saper raccontare la cucina, in un modo assolutamente personale, con quella sua eleganza da uomo consumato e una nonchalance, che solo lui, con bicchiere e sigaretta.

Di grandi cuochi è pieno il mondo, ma di personalità così innovative, creative e borderline, con una classe innata, anche negli eccessi, forse molti meno.

SHOW COOKING POCO COOKING, MOLTO SHOW

Ultimamente mi stanno ingaggiando spesso per realizzare show cooking, che siano efficaci strumenti di comunicazione aziendale anche B2B, più che mero esercizio di stile in cucina. Tant’è che per Ipack-Ima2018 ero impegnato su due fronti: per Siemens, nell’area macchine per pasta e bakery, a pranzo e nel padiglione dedicato innovazione e materiali di confezionamento, nel pomeriggio. Seppur con approccio diverso, il comune denominatore era l’uso della cucina, in modo più o meno virtuale, come strumento per comunicare l’innovazione tecnica. Sto diventando sempre più esperto di questo strumento e scopro, a ogni nuovo lavoro, nuove potenzialità espressive.

L’uso delle tecniche di cucina e di appliance, con sofisticate prestazioni, per esempio, è stato un assist per rendere il concetto di innovazione e prestazioni dei materiali di confezionamento, tanto tangibile da sentirne il gusto. Per l’istituto Italiano Imballaggio ho applicato il concetto del trasferimento tecnologico, cucinando sotto vuoto a bassa temperatura. Dalla demo alla degustazione il passo è stato semplice come un bicchiere di bollicine gelate. E lo stand era magicamente pieno anche a fine giornata.

IN SIEMENS WE TRUST. OR WE COOK?

RhoFiera, Ipack-Ima2018 con Siemens per promuovere la filosofia aziendale dell’innovazione tecnologica, attraverso il cibo. La tecnologia Siemens applicata alla produzione industriale della pasta è estremamente evoluta. Per esempio è possibile controllare le macchine di produzione anche da remoto, in qualunque stabilimento al mondo. La pasta, per essere buona, necessita del dosaggio preciso delle materie prime, della giusta umidità e di una serie di paramentri da tenere sotto controllo, per garantirne le proprietà organolettiche ma anche la stabilità in cottura. Con Siemens si può. In stand abbiamo cucinato pasta La Molisana, prodotta con le tecnologie Siemens, cercando di ricreare il concetto di fondo del controllo in remoto, con ricette dal mondo, rivisitate e trasformate con la pasta come comune denominatore. E abbiamo iniziato con un’insalata di pasta orientale con pomodorini confit, sesamo nero e uovo di quaglia.

SHOWCOOKING PER TUTTI I GUSTI

Milano è la città degli eventi globali. La prossima settimana debutta Innovation Alliance, una sorta di accordo fra manifestazioni fieristiche che spaziano dal packaging alla logistica, fino alla stampa, passando per le macchine da pasta e di confezionamento, talmente grande da occupare l’intera superficie di Rho Fiera

Superfluo dire che ci sarò. E ci sarò alla grande con un doppio incarico. Infatti presidierò il settore packaging, con il mio storico cliente, per cui realizzerò uno show cooking con degustazione dalle 16.00 a chiusura dei Padiglioni. A pranzo invece sarò nel settore pasta e dovrò realizzare alcune mie ricette, a tema tecnologia, con la pasta. Si prevede di servire circa 80 pasti, a pranzo, tutti i giorni di fiera.

I MIEI PIATTI IERI, OGGI E DOMANI

Da quando collaboro con il Dish di Ostuni, sto curando in modo particolare la presentazione dei piatti, la loro costruzione, il design, insomma l’impiattamento, termine tecnico che ormai è nel comune vocabolario. Quando si immagina una ricetta, ci si figura anche che aspetto avrà, come si alterneranno e si sommeranno i diversi ingredienti, i gusti, i sapori e i colori. Una cosa che io faccio spesso, è disegnare materialmente il piatto, con carta e matita.

Il Dish è un locale fresco e molto armonico, senza eccessi, con una terrazza e una vista che toglie il respiro. Da un posto così ci so aspettano solo cose belle. E quindi se il cibo deve essere buono, certo non può essere brutto, non qui.

Nel ripensare le ricette, cambiando combinazioni e ingredienti, riguardo le mie foto di poco tempo fa, per altri ristoranti che ho seguito e mi sono accorto di come lo stile evolva in fretta. Riguardo quei piatti e li confronto con quello che faccio oggi, a distanza di un paio di anni. E mi pare che sia passato in secolo. E domani? Faremo cose sempre più ardite o torneremo al classico?

Nella gallery quello che ero ieri e chi sono oggi.

2018 – Bisque, Tataki e fritto misto del Dish

2016 – Crocchetta di melanzana e fritto misto della Masseria Montelauro

2015 – Bisque a Tataki de La Rena

IL MIO SALONE DEL MOBILE CON HOOVER

Dopo anni di fuorisalone, lavorando in eventi a contatto con il pubblico del design, quest’anno, ho lavorato dalla parte B2B. Hoover e Bonsai Ninja, mi hanno coinvolto per il lancio di KEEPHEAT, un forno innovativo che permette di conservare a caldo. La presentazione ufficiale è avvenuta a EuroCucina, per il Salone del Mobile, dove ho realizzato numerose demo con degustazione, per operatori internazionali. Mi hanno incaricato di realizzare una media 3 show cooking, al giorno, proponendo varie ricette internazionali. Piccolo dettaglio di costume, questa avventura ha avuto come teatro 1200 mq di stand super tecnologico, altri due Chef del calibro di Phlippe Rogé (Ambassador del top brand Rosiere) e Cristiano Tomei e forse un centinaio di persone, tra hostess, salsesman e top management del gruppo Candy. Tensione e adrenalina sono state le mie compagne di vita, durante questa settimana, in cui tenere il ritmo costante e la cucina sempre attiva, è stato tanto impegnativo, quanto appagante. Una di quelle esperienze che ti fanno prendere consapevolezza di energia e professionalità che forse avevi sottovalutato. Ma quando un marchio prestigioso come Hoover si affida a te per trasmettere, agli operatori di mezzo mondo, i valori della marca, l’autostima lievita come un soufflè.

 

KEEPHEAT HOOVER INNOVATIVO PER VOCAZIONE.

Nella mia mentalità, la parola innovazione è una specie di mantra. Fermarsi nella propria confort zone, è sicuramente comodo e rassicurante, ma non è avventuroso, non facilita il processo creativo, non fa evolvere. Nel 2017, per lavoro, ho incontrato Hoover, top brand del Gruppo Candy. Che sia stato amore a prima “innovazione”, è facile da intuire, visto che, oggi, sono a EuroCucina, al Salone del Mobile a raccontare, con demo e degustazioni, l’ultima pazzesca novità dell’azienda: KEEPHEAT, primo e unico forno progettato anche per conservare. Incredibile, no? Grazie alla tecnologia brevettata Exever™, KEEPHEAT cuoce e conserva il cibo al caldo, a 62 o 70 gradi, a seconda dell’alimento, mantenendolo “ready to serve” in qualsiasi momento. L’industrializzazione di questa appliance è frutto di importanti investimenti in ricerca e sviluppo ed è stata sviluppata in collaborazione con ricercatori dell’Università di Parma.

KEEPHEAT è stato, inoltre, progettato per realizzare un sistema di cottura professionale delle pietanze, a bassa temperatura. Con questa tecnica, vengono preservate, al meglio, le proprietà organolettiche del cibo e si ottiene una cottura perfetta delle pietanze.

Mi sto divertendo come un bambino…. mai più senza.

IL SEGRETO DEL TORTELLO

Con Raffaele e Mimmo, i due soci del Dish di Ostuni, stiamo lavorando alacremente a menù e nuovi piatti. Riprendo i miei cavalli di battaglia, li rifaccio, li assaggio con il palato di oggi, cerco di essere giudice severo di me stesso. Non voglio adagiarmi sull’idea di aver avuto buone intuizioni o di saper eseguire un piatto a regola d’arte. Rimaneggio le ricette. Le riassaggio. Momento sperimentale on.

Mi sto dilettando specialmente di pasta fresca. Non solo è indice di qualità ed eccellenza, ma è anche più efficiente per la cucina dei ristoranti, dati i tempi di cottura ridotti, rispetto alla pasta secca.

Il trip del momento è il raviolo, anche nella variante tortello. Dico raviolo o tortello perché penso a grandi dimensioni, circa 50 gr l’uno.

L’ultima creazione, che abbiamo in carta, è un tortellone bicolore con ripieno di pesce, in bisque con gambero rosso di Gallipoli.

Pasta al nero di seppia, accoppiata a pasta bianca o all’uovo, ripiena di rana pescatrice. Il segreto del ripieno è che i trancetti di pesce sono interi e conferiscono al piatto una gradevole consistenza.

GLI AMUSE BUCHE DEL DISH

Al Dish di Ostuni stiamo pianificando per l’alta stagione imminente. I dati delle previsioni stimano un’ulteriore crescita del turismo in Puglia e la città bianca si conferma al centro delle mete turistiche. Noi ci stiamo preparando a offrire un menù in cui i piatti siano legati dal fil rouge delle materie prime del territorio e dei sapori di Puglia. Vogliamo tuttavia ampliare l’offerta a ricette in po’ innovative e crossover, valorizzando le competenze e conoscenze di varie tecniche di cucina, che posso trasmettere alla brigata. Per aiutare i nostri ospiti a scegliere il piatto giusto per i propri gusti, stiamo lavorando su una selezione di amuse buche, che permettano ai clienti, specialmente stranieri, di testare i sapori e fare una scelta soddisfacente.

DISH: CROSSOVER INTERNAZIONAL-PUGLIESE

Al Dish di Ostuni, di cui mi occuperò per la prossima stagione, ci sono alcune precondizioni molto favorevoli, come la cucina a vista, affacciata su una sala raccolta, un numero contenuto di coperti, la posizione geografica magnifica, un arredo fresco e contemporaneo. Basta? No. Non basta. Per valorizzare la presentazione di un piatto ci vogliono belle stoviglie. E al Dish sono stati lungimiranti. Possiamo contare su un assortimento di piatti dal design contemporaneo, realizzati con materiali di qualità, sottili e rigorosamente bianchi, con un’aggiunta di alcuni pezzi davvero orìginali. Sono convinto che riusciremo a offrire ai clienti dei piatti presentati in modo accattivante seppur semplice. Perchè poi il piatto si deve mangiare e deve essere buono. Quindi la semplicità è bellezza e vince su tutto. Metteremo al centro il cibo e i suoi colori vibranti e creeremo un’atmosfera internazional-pugliese.