ARTS&FOOD. SUGGESTIONI DALLA TRIENNALE DI MILANO

Occasione per visitare la mostra Arts&Food in Triennale. Confesso che non sono tanto un tipo da mostre. Mi frena una certa pigrizia mentale (mi dicono) poi quando ci vado, mi si apre un mondo. Questa mostra poi ha molto a che fare con la storia del mio lavoro, la sua evoluzione nel corso dei secoli, dal design delle cucine, all’architettura del locali, dalle stoviglie alle macchine e dispositivi. Restano solo poche ore per vederla ed è davvero un peccato perderla.

L’Excursus parte dal 1851, anno della prima Esposizione Universale di Londra e dal celebre dipinto Dejauner sur l’herbe, declinato in varie forme e modi dai vari artisti che l’hanno reinterpretato. Attraverso il cibo, le cucine, l’arredamento di case e ristoranti, le stoviglie e il packaging – che non è visto solo come imballaggio del cibo – ma come vero e proprio oggetto d’arte da artisti come Warhol o Mimmo Rotella si ripercorre la storia della nostra società. Nei miei scatti quello che mi ha colpito. Strano a dirsi sono cucine.

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SIMONE TONDO, UN ITALIANO A PARIGI. DALLA CONFERENZA STAMPA DEI SALONI FRANCESI.

In Triennale, alla Conferenza stampa dei Saloni francesi si è parlato molto di cibo e alimentazione, con un intervento del Professor Calabresi sulla dieta mediterranea e uno sul biologico a cura di Nat Expo. Oltre alla presentazione delle fiere specialistiche francesi del mio settore, tra cui panificazione, innovazione alimentare e packaging, l’intervento per me più interessante e coinvolgente è stato quello di un giovane chef italiano Simone Tondo che ha scelto di lavorare a Parigi. Quando sono stato a Parigi per lo scorso Emballage, mi ero ripromesso (ma senza riuscirci per mancanza di tempo) di cenare al suo gastrobistrot il Roseval, che ha appena chiuso.
Sardo, a 20 anni se ne va a Parigi. Quello che nota di diverso tra Italia e Francia è che i bambini italiani mangiano solo a casa o pasta al pomodoro e pizza. Al contrario i bambini francesi vanno di abitudine al ristorante e mangiano di tutto, anche il piccione! (Condivido a pieno questa considerazione). Se gli si chiede che cucina fa, dice di non saperlo definire. Non fa cucina regionale, utilizza solo prodotti locali, ci mette del suo. L’accoglienza dei clienti è per lui determinante. Il suo ristorante ha 25 coperti e ne cura in modo particolare l’atmosfera. Ritiene che la gente non vada al ristorante per lo chef, ma per fare un’esperienza gourmet, per mangiare bene, in parole povere. (Sono d’accordo anche su questo punto). In attesa che apra il suo nuovo bistrot al Mairais, (a Republique) che si chiamerà Tondo, comincio a cercare un volo per Parigi.