CONFORT FOOD. IL GATTÒ DI MIA NONNA

Primavera alle porte, week end casalinghi di riirganizzaziobe di mille cose e voglia di confort food, che per me sono le ricette di mia nonna. Di origini partenopee preparava la focaccia con la scarola, i calzoncelli fritti strabordanti di mozzarella filante e il.gattò di patate. La ricetta è semplicissima e le varianti della preparazione infinite. 

Occorrono patate, un rosso d’uovo, parmigiano grattugiato, pan grattato, sale, burro, olio evo, noce moscata e pepe nero al mulino. Per la farcitura ho scelto prosciutto cotto e un formaggio francese a pasta molle come il Caprice de Dieux. 

Far bollire le patate e poi passarle nello schiacciapatate per rendere l’impasto soffice e arioso. Impastare con l’uovo, il.parmigiano e le spezie e una noce di burro. Ungere con il burro in teglia da forno o una pirofila. Stendere uno strato di patate, farcire con prosciutto e formaggio, coprire con un altro strato di patate, terminare con parmigiano, pangrattato e pepe. Aggiustare di sale e aggiungere un filo di olio. Quindi infornare per far fondere il formaggio e gratinare la superficie. Non resta che sfornare e tagliare a fette. Con un ballon di rosso, il confort è servito. 

A CUP OF NOODLES

E stasera voglia di confort food, anche se la stagione ormai volge al bello. Un po’ per stemperare pranzi di lavoro, cene con gli amici, feste e aperitivi,  scatta la CUP OF NOODLES. Home made ovviamente… il mio periodo “junk” è quasi archiviato definitivamente. Preparo il DASHI e poi butto i noodles precotti nel brodo fumante. Il mio paradiso è in Oriente.
L’operazione più lunga è la preparazione del brodo, è quasi un rito, come molte cose orientali.

Il procedimento non è semplicissimo. La cucina orientale, dal tè al DASHI (brodo giapponese) è un rito.

Vi propongo il sito Cucina giapponese 2.0, in cui è spiegato il procedimento del brodo base, con diversi approfondimenti sugli ingredienti base da comperare, prima di iniziare a cucinare.

NEL FRIGO DEL CUOCO

La scusa (io ho sempre bisogno di una scusa) per parlare di questo argomento me lo ha dato un post della rivista Vanity Fair. Cioè, non è che la legga, me l’hanno girata. I soliti… per riderci su… in realtà c’è un senso a questa cosa.

Tutti noi abbiamo i nostri scheletri. Chi nell’armadio, chi nel frigo. Io sicuramente nel frigo. Credo che sia uno dei posti più intimi della casa, dove teniamo nascosti i nostri gusti, il confort food per i momenti duri, le nostre piccole manie e le abitudini, anche quelle più strane. Io? beh io, per esempio, mangio 5 volte al giorno, che suddivise per i miei 63 kg di peso, fa un metabolismo della madonna, con predilezione per il junk food,specie verso mezzanotte.

Non sono fanatico dei dolci, infatti sono cuoco di salato. Amo i gusti orientali e il piccante. Il sale mi piace, ma opto spesso per il Maldon, per il sale in fiocchi, o affumicato, che dia una spinta in più. E uso il sedano, che fornisce sempre una certa sapidità.

Nel mio frigo non manca mai la verdura di stagione, la cipolla e l’aglio a pioggia. Non le tengo in frigo, ma le erbe aromatiche sono il must. E poi salse varie: senape in tutte le declinazioni, dalla polvere ai grani, soia, aceti e spezie, provenienti da ogni angolo del mondo. Il resto è optional.
E poi c’ė l’olio. Il mio. Che mi produco dal mio uliveto. Quello nuovo pronto a giorni. Non sta in frigo, ma a casa mia è ovunque, pallet in sala incluso. Prenotazioni e informazuoni a fabriziosansoni@tiscali.it